L’EDIFICIO DEL RICORDO NELLA JUDENPLATZ A VIENNA
a cura di Valentina Mapelli 27/10/2003
Solo da qualche anno la città di Vienna può vantare un monumento dedicato interamente alla memoria dei 65.ooo ebrei viennesi che trovarono la morte nel corso della Shoah.
L’olocausto è un tema così drammatico e delicato che meriterebbe di essere ricordato in modo permanente, anche attraverso immagini non banali. Questo perché la morte non è mai banale e a maggior ragione non lo è quando trova la sua origine nell’irrazionalità che investe il pensiero di una generazione ed attraversa la storia.
Nella Judenplatz di Vienna, una vecchia piazza che si trova nel cuore del vecchio ghetto di Vienna, è stato inaugurato nell’ottobre del 2000 “ l’edificio del ricordo“.
Fortemente voluto da Simon Wiesenthal, il monumento commemorativo, opera della giovane artista inglese Rachel Whiteread, è indubbiamente un felice segno dedicato ad una delle più infelici memorie del nostro recente passato.
La genesi di questo monumento commemorativo, singolare sotto molti aspetti, muove i suoi primi passi nel 1994.
Ad onor del vero la Judenplatz non è l’unico luogo della città dedicato alle vittime del fascismo. Già nel 1988 la città aveva commemorato le vittime innocenti della cultura nazi-fascista nella Albertinaplatz. ( nota 1) .
In effetti l’immagine simbolica elaborata in questa piazza per ricordare le vittime viennesi di religione ebraica , appare difficile da digerire ed è tale da rasentare l’oltraggio ( foto 1)
Wisenthal non ha mai fatto mistero del suo disprezzo per l’opera dello scultore Alfred Hrdlicka.
Da qui nasce l’invito di Wisenthal al sindaco di Vienna di trovare un luogo consono per ricordare la tragedia di cui sono stati protagonisti gli ebrei viennesi. Bisogna dare atto alle autorità cittadine di aver raccolto con sollecitudine tale invito. Nel 1995 viene istituita una giuria internazionale incaricata di redigere il bando di concorso invitando alcuni artisti a partecipare. Nel bando è precisato che il monumento commemorativo non debba avere carattere figurativo. La scelta della giuria cade sulla proposta dell’artista inglese Rachel Whiteread.
L’artista inglese, che ha vissuto a Berlino per diverso tempo, prima di sviluppare l’opera ha svolto approfondite ricerche che hanno investito anche i luoghi più conosciuti dell’olocausto .
L ‘idea vincente è stata quella di associare il popolo ebraico all’immagine del libro. Il libro è infatti per questo popolo il vero santuario religioso oltre che simbolo della memoria e del ricordo.
Il monumento non è che un piccolo parallelepipedo, che nelle sue dimensioni e nella forma ricorda la classica casa ebrea del tempo. Una casa che per l’occasione si è voluta immaginare come costituita da pareti formate da libri; pareti come scaffalatura di una libreria con la particolarità
che i libri vengono disposti con la costa volta verso l’interno della costruzione.
E’ questo un altro fatto simbolico, volto a sottolineare una cultura ed una civiltà che non si chiude
al suo interno ne può essere limitata nel tempo, ma è pronta ad aprirsi ed a comunicare le sue verità.
Ne’ esiste contraddizione con la presenza nel monumento di una finta porta senza maniglie, accompagnata dall’assenza totale di aperture verso l’esterno. Queste due scelte progettuali segnano invece la contestuale necessità di comunicare il sapere di un popolo ed il rispetto per la morte e per il dolore che rimangono essenzialmente fatto privato.
E’ comunque la piazza nella sua interezza un luogo oggi dedicato alla memoria ebraica.
In essa sorge infatti anche il museo ebraico, nel sottosuolo si trovano i resti di una antica sinagoga del 1421. Il monumento della Whiteread è quindi un tassello, felice nella sua soluzione, di uno spazio fisico e spirituale più ampio.

( nota 1)
Il 12 marzo del 1945 fu raso al suolo un sontuoso edificio, il Philipp Hof. In tale occasione trovarono la morte centinaia di persone. Nel 1988 in memoria di questo fatto drammatico la città di Vienna eresse un monumento articolato in più immagini simboliche, tutte concettualmente
unite a ricordo delle vittime del fascismo e della guerra. Il progetto e l’opera scultorea sono dovute all’artista Alfred Hrdolicka.
Nel luogo dove sorgeva il palazzo, rimasto inedificato, oggi sorge la cosiddetta Porta della Violenza
ed il gruppo scultoreo raffigurante Orfeo che entra nell’Ade. ( vedi foto n 1 ).
L’immagine raffigurante le vittime di religione ebraica ( foto 2) sorge ai piedi della Porta
della Violenza, ( foto 3 e 4).


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