Omaggio al Maestro Marinucci
a cura di Silvio Gorelli 05/04/2001

Angelo Marinucci appartiene a quella categoria di artisti che una critica frettolosa e superficiale, quando non spinta da più inconfessabili motivazioni, ha voluto e si ostina ad ignorare, nella convinzione che un tempo "silenzioso " possa cancellare dalla memoria individuale e collettiva la sua opera. Per tutto il tempo della sua vita egli è sempre rimasto fedele ai suoi ideali ed alle sue concezioni artistiche, facendone un raro esempio di coerenza. Coerenza pagata con l'emarginazione , molte amarezze e difficoltà. Architetto e docente di Disegno dal Vero presso la Facoltà di Architettura di Roma, è stato , insieme a pochi altri, depositario di valori, che alcuni vorrebbero oggi desueti. Fra questi, in primo luogo ,il disegno inteso come costruzione mentale della realtà, uno strumento di conoscenza oltre che ad una vera e propria disciplina con valenze anche spirituali. Egli è stato veramente artista del suo tempo, e proprio per questo non ha mai rinunciato alla grande tradizione e se si vuole anche alla conoscenza del "il mestiere" ; parola questa che da sola oggi è in grado di suscitare diffidenza. Architetto , pittore , scultore, designer e scenografo non esiste ambito professionale che non lo abbia visto impegnato e spesso protagonista. "Ruba con gli occhi che con la mano son veloce" Ho ancora vivo il ricordo di queste parole. Parole che uno dei più grandi acquerellisti contemporanei mi diceva quando lo osservavo lavorare. Confesso di non aver visto nessuno padroneggiare il colore e l'acqua come Lui , la materia sembrava piegarsi ad esigenze spirituali superiori. Quando lo conobbi era già anziano, a presentarmelo fu Vincenzo Tamburo, architetto e pittore anche lui, che è stato amico e con il quale ho diviso interessi culturali ed artistici. Vincenzo, Vito ed io, sentivamo tutti la necessità di perfezionarsi nella tecnica dell'acquerello , tecnica che non conoscevamo bene. Strano destino quello di questa tecnica pittorica, essere al contempo la più difficile e la meno considerata. Marinucci esordì affermando che poteva insegnare solo la tecnica, ma che l'arte era altra cosa e, senza porre indugio, costruì dei piccoli solidi in cartoncino e ci mise a lavoro obbligandoci ad un esercizio in monocromo. Da quella lezione molte altre ne seguirono Le sue parole ancora mi suonano nelle orecchie; rivedo il soggiorno di casa attrezzato per l'occasione in una piccola classe pronta ad ospitare una vera lezione di pittura. Una lezione di quelle tradizionali dove il maestro trasmette la sua esperienza fatta di mille piccoli segreti per ottenere un effetto, suggerire un'idea vincente sulla composizione, risolvere con piccoli tocchi un'opera che sembrava perduta. Un maestro di quelli che da troppo tempo non si trovano più nelle accademie, luoghi di sperimentazione senza conoscenza. Un maestro che ci apriva il suo cuore , che divenne con il tempo un vero amico più grande con cui confidarsi e chiedere consiglio. Raramente lo ho sentito stroncare un lavoro senza appello, anche quando i lavori erano decisamente scadenti riusciva a farci notare un aspetto positivo, qualcosa che valesse la pena salvare. Ho nella memoria e nel cuore i suoi suggerimenti , le sue idee artistiche, le confidenze che ci faceva, gli sfoghi per un mondo che ignorava i veri grandi ed era ed è in balia di cialtroni pronti a tutto pur di sembrare, senza essere. I suoi ultimi anni sono stati segnati da amarezze private e professionali, la scomparsa della carissima moglie Cristina e la mancata pubblicazione di un suo lavoro, a cui lavorava da oltre venti anni , che aveva come oggetto le cupole di Roma, città di cui è stato un grande poeta. Penso di essere stato fra i pochi che hanno avuto l'oppurtunità di visionare alcune cartelle in cui raccoglieva , per ogni cupola, tavole ed appunti grafici, rilievi che aveva avuto modo di compiere nel corso degli anni. Bisogna dar merito alla Facoltà di Architettura di Roma, e all'impegno personale del Dott. Carlo Marinucci, di aver riportato l'attenzione su l'opera di questo grande artista con una tavola rotonda ed una mostra che si tenne nel giugno del 1997 nei locali della facoltà in via Gramsci a Roma. Alla presentazione intervennero il Preside Prof. M. Docci ,il Prof. A.Gurgone e l'Arch. R. Bizzotto. In quella occasione fu lanciata l'idea che le opere del maestro non andassero disperse, ma confluissero in un costituendo Archivio dei Disegni del Dipartimento, per assicurare alle future generazioni di architetti un'adeguata testimonianza documentale. Spero ardentemente che questo possa avvenire in tempi brevi, come spero che da altre istituzioni giungano quei segni di attenzione che merita l'opera di un grande ed appassionato artista come Marinucci . Grazie ancora Maestro per le cose belle che ci ha voluto regalare ; nella convinzione che anche nell'altra dimensione tu sia ancora intento a dipingere per " far più bello il vago mondo delle stelle".

ANGELO MARINUCCI nota biografica a cura di Silvio Gorelli
Angelo Marinucci nasce a Roma nel 1909, città dove si spegne nel 1994. Da giovane frequenta il liceo artistico di Roma dove ha la possibilità di conoscere anche personalità come D. Cambellotti. Conseguita la laurea in architettura prima e la libera docenza poi ,alterna l'attività professionale a quella di docente presso l'Università agli Studi di Roma. In particolare insieme a Fausto, prima , e Luigi Vagnetti, poi, tiene la cattedra di Disegno dal Vero. All'esercizio professionale, che spazia dall'architettura, all'urbanistica e all'arredamento, accompagna una intensa attività che lo vede impegnato nella pittura, nella scultura e nella grafica. Innumerevoli le mostre ed i riconoscimenti ottenuti nel corso della sua carriera; membro di numerose Accademie ed Associazioni, collabora con saggi, relazioni, convegni e trasmissioni radiofoniche. Diverse le pubblicazioni e gli articoli a lui dedicati



Alcuni momenti della sua attività


1954 - Memoria monografica sul tema : " Il Disegno dal Vero nella Facoltà di Architettura"- Edizione fuori commercio

1956 - Disegni inediti di G. Valadier per il Duomo di Spoleto, Istituto di Storia dell'Architettura- Roma

1958 - E' Presidente di giuria : " Mostra del Cappello nell'Arte" Premio Nefertiti Palazzo delle esposizioni di Roma

1959 - Promotore 1° Convegno degli Architetti Italiani in Sardegna e primo relatore sul tema: " Utilizzazione dei materiali locali nel campo dell'edilizia" - Cagliari

1959 - Partecipazione al " Convegno dei Cinque" sul tema:" Inserimento dell'artigianato nell'architettura e arredamento in Italia e nei paesi del M.E.C." - RAI, Roma

1961 - Attiva partecipazione al " IV Convegno Nazionale dei Docenti di Disegno dal Vero", Roma

1958 - 1963 E' Presidente delle Commissioni Ministeriali di Esame di Stato a Cattedra per Disegno e Storia dell'Arte

1957 - 1964 Tiene i corsi di " Tecnica dell'acquerello" e " Cromatismo in architettura" presso la Facoltà di Architettura di Roma

1980 - Mostra personale a Palazzo Barberini a Roma

1981 - Redige un saggio critico sull'acqurellista Roesler Franz recensito dall'Enciclopedia Internazionale degli Acqurellisti di Milano.

1997 - Mostra postuma organizzata dalla Facoltà di Architettura di Roma



Tra i premi più recenti attribuitogli si ricordano


1980 - Grand Prix des Etrangers, Sanremo ; Premio Oscar Modenarte, Modena, Medaglia al Merito da International Business Corporation;

1981 - Medaglia d'Oro per l'acquerello " Il Macchiavello" Firenze; Gran Prix Europeén, Paris '81; Medaglia d'Oro del " Foyer des Artistes" quale " Acqurellista dell'anno", Palazzo Barberini, Roma; Premio " Veritas" in Campidoglio, Roma; Coppa d'Onore concorso E.N.F.A.C. , Torino; Targa d'Oro Premio " Il Marzotto", Firenze; Premio " Rub al Khalì" Associazione italo-araba, Bidda; Premio Internazionale " Ponte Vecchio", Firenze

1982 - 1° Premio per l'acquerello " Lombardia '82" , Milano; Premio Targa d'Argento " Tavolozza d'Argento", Roma; Premio Internazionale per la Pace, Accademia il Tetradramma , Roma;

1983 - Medaglia Aureata da " International Parliament U S A ";

1985 - Premio d'Italia da Accademia Italia, Calvatore



Per meglio conoscere la sua attività di architetto si rimanda a due recenti articoli apparsi sulla stampa specializzata. Il primo, dal titolo " Angelo Marinucci" ,è un articolo, a cura dell'architetto Alfredo Passeri, che ripercorre , anche se in sintesi, tutta la sua attività progettuale. Il secondo, dal titolo " Lo spazio e la luce negli acquerelli di Angelo Marinucci: omaggio ad un maestro", a firma del Prof. Arch. Mario Docci , è stato pubblicato nel n° 3 della rivista Disegnare del dicembre 1991, rivista del Dipartimento di Rappresentazione e Rilievo della Facoltà di Architettura di Roma. In questo secondo articolo la lettura architettonica si completa con considerazioni sul cromatismo fondendo liricità e conoscenza tecnica


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