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| Sulla restituzione della stele di Axum |
| a cura di Silvio Gorelli |
27/10/2003 |
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Ormai la vicenda sembra avviata alle ultime battute. La sorte della tanto contestata
stele di Axum sembra giunta a conclusione: la stele verrà restituita al
Governo Etiope e l’Italia terrà fede a quanto promesso nel lontano
1947. Quanto però la conclusione sia felice questo può essere oggetto
di discussione. Il problema della restituzione della stele di Axum può sembrare
marginale ma non lo è. E non lo è perché investe problemi
culturali e giuridici che potrebbero essere estesi a situazioni , più o
meno lontane nel tempo,di ben maggiore respiro.
Prima di esporre ogni considerazione è bene ricordare le vicende ed il
carattere di questo monumento che fra poco lascerà il nostro paese.
La stele di Axum, che attualmente sorge a pochi metri dalla sede della FAO a
Roma, è alta 24 metri
e pesa circa 180 tonnellate . Ha una sezione rettangolare, decrescente verso
l’alto, e le facce sono scolpite con raffigurazioni dette a “ porte”,
dal significato ancora oscuro . Realizzata in granito, tratto dalla cava di Godedera., è del
IV secolo a C. e sorgeva in prossimità della città di Axum.. Città questa
che sebbene oggi sia ridotta a una piccola entità urbana, riveste ancora
una certa importanza per la cultura etiopico-sabea tanto da essere conosciuta
come la città Santa.
Quando nel 1936 le truppe italiane conquistarono l’Etiopia, la stele di
Axum venne tagliata in tronconi e trasportata a Roma via mare. In questo modo
il regime fascista volle celebrare i quindici anni dalla marcia su Roma. Per
l’occasione la stele venne riposizionata in prossimità dell’attuale
sede della FAO, che avrebbe in origine dovuto ospitare gli uffici del Ministero
dell’Africa Italiana.
Con la fine del secondo conflitto mondiale e dell’esperienza coloniale,
il Governo Italiano si impegnò nel 1947 alla restituzione che sarebbe
dovuta avvenire entro diciotto mesi.
La restituzione non avvenne, anche se in diverse occasioni fu ribadita la promessa
fatta.
Lo fu nel 1956, nel 1970 in occasione della visita del Negus a Roma ed infine
nel 1997 in occasione della visita nel nostro paese del premier etiopico Zenawi.
Man mano che la restituzione del monolite prendeva consistenza sono sorte polemiche
fra coloro che considerano tale atto semplicemente una sciocchezza, e quelli
che vedono nella restituzione un atto dovuto quando non apertamente “ riparatore” e
denso di significati politici.
In linea di principio chi non può essere d’accordo nell’affermare
che chi si appropria di una cosa altrui debba restituirla? Ovviamente nessuno.
Tuttavia è da ricordare che storicamente molte guerre sono state accompagnate
da spoliazioni di opere d’arte del nemico vinto.
Senza scomodare Napoleone ed il Congresso di Vienna, che impose peraltro la restituzione
di molte opere d’arte trafugate, basta andare con la memoria a spoliazioni
molto più recenti; successive anche a quella di cui ci stiamo occupando.
Perché il Governo Russo non procede alla restituzione del Tesoro di Priamo,
attualmente al Museo Puskin di Mosca, sottratto dai soldati dell’Armata
Rossa che lo trafugarono dal Museo Nazionale di Berlino nel 1945 ?
Forse perché il Governo Russo considera il tesoro di Schliemann un parziale
compenso per la spoliazione della Camera d’Ambra , di cui si sono perse
le tracce, effettuata dai nazisti durante il secondo conflitto mondiale? E perché lo
stesso Tesoro di Priamo dovrebbe essere restituito alla Germania e non alla Turchia
sul cui territorio fu ritrovato ed il tesoro trafugato senza permesso? Discorsi
di questo tipo potrebbero investire molti paesi ed andare anche molto lontano
nel tempo. Una chiamata di responsabilità dopo molto tempo è praticamente
sterile e difficile da motivare.
E’ da aggiungere che per opere di valore universale, come sono quelle citate è difficile
parlare di proprietà. Esse appartengono, per loro natura, all’intero
genere umano.
Un governo quindi più che affermare un diritto di proprietà è chiamato
ad assolvere ad un “ dovere di affido”. La stele di Axum , che per
il trasporto in Italia nel 1937 venne divisa in tronconi
successivamente riconnessi con perni di bronzo, dovrà essere nuovamente
sezionata in punti diversi dai precedenti. L’operazione di smontaggio e
di trasporto non è semplice e comporta dei rischi oltre che delle spese
. Sembrerebbe tre miliardi delle vecchie lire per il solo trasporto, che gli
etiopi vorrebbero avvenisse per via aerea e gli italiani preferirebbero per via
mare. E quando finalmente la stele funeraria raggiungerà l’Etiopia
cosa l’aspetta? Forse semplicemente una buca di
di ml 6x8 nella spianata delle Steli?.
Del Parco Archeologico di Axum , di cui gli etiopi parlano, nessuna traccia.
Axum sembra essere ancora un villaggio di pastori che si anima appena una volta
ogni anno in occasione dell’Epifania copta. Il “ bosco sacro” ,costituito
da circa cento monoliti nel periodo di massimo splendore, è oggi ridotto
in uno stato di totale degrado e di abbandono .
Ne’ la situazione politica ed economica dell’Etiopia di oggi è tale
da offrire sufficienti garanzie di conservazione del monumento.
Cosa muove veramente il Governo Etiope , che purtroppo a causa di molti problemi
oggi non è in grado di assolvere il suo dovere di “ affido”per
molto del suo patrimonio storico-archeologico, a chiedere con tanta insistenza
e caparbietà la restituzione di una stele di cui forse non è in
grado di assicurare una conservazione?
Sono motivi di legittimi di riscoperta della sua storia millenaria o semplici
considerazioni politiche
di bassissimo spessore?
Qualunque sia la risposta e l’esito dell’intera vicenda, auguriamoci
solo che sia la cultura che la storia dell’uomo a non abbiano a soffrirne.
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